Tra le specie animali che vivono a contatto con l'uomo, sarebbero almeno una ventina quelle potenzialmente suscettibili al nuovo Coronavirus. Tra queste i gatti che già in uno studio condotto a Wuhan avevano evidenziato una maggiore possibilità di contrarre il virus rispetto ad altre specie


Tra i mammiferi più a rischio anche le tigri. Proprio una tigre di uno zoo del Bronx a New York era stato uno dei primi casi di Coronavirus tra gli animali.

Sono 215 le specie animali prese in esame dallo studio londinese. Di queste, 26 sarebbero quelle risultate più suscettibili all'infezione da Coronavirus

Non solo gatti e visoni, di cui si è già parlato in passato, dunque, ma anche altri animali come le pecore nelle quali sarebbe stato riscontrato un meccanismo di infezione molto simile a quello umano

Allo stesso modo, negli scimpanzé, gorilla, oranghi e bonobo la proteina virale Spike potrebbe legarsi al recettore Ace-2 con la stessa forza con cui lega i recettori delle cellule umane.

"Gli animali che abbiamo identificato - spiega la bioinformatica Christine Orengo - potrebbero essere a rischio di epidemie che metterebbero a rischio specie minacciate o il sostentamento degli allevatori"

L'altro rischio è che questi animali possano fungere da riserva del virus, con la possibilità di una ulteriore pericolosa circolazione fuori controllo

"Per proteggere gli animali e noi stessi dal rischio di prendere Covid-19 da un animale infetto - aggiunge la microbiologa Joanne Santini - abbiamo bisogno di un monitoraggio su larga scala degli animali"

Bisognerebbe, inoltre, adottare misure igieniche come quelle prese per ridurre i contagi anche quando si ha a che fare con gli animali

Il rischio, infatti, è anche quello che gli animali possano reinfettare gli umani così come è stato documentato negli allevamenti di visoni

A tal proposito, quindi, le persone infette andrebbero isolate non solo dalle altre persone, ma anche dagli animali potenzialmente suscettibili al virus

Il monitoraggio su larga scala, secondo i ricercatori, andrebbe effettuato in particolare su animali domestici e di allevamento

Ciò consentirebbe di scoprire i contagi precocemente quando ancora possono essere gestiti

In questo senso, i risultati della ricerca pubblicata su Scientific Reports potrebbero dare un prezioso contributo nell'identificazione delle specie più a rischio da tenere quindi sotto controllo.
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