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venerdì 27 aprile 2018

San Cipirello, scomparso da tre giorni e trovato morto

San Cipirello, scomparso da tre giorni e trovato morto
I familiari del 76enne G.D.L. non avevano sue notizie da domenica. Si era allontanato in auto per raggiungere Piana degli Albanesi. Poi la denuncia, le ricerche condotte dai carabinieri e il tragico rinvenimento del cadavere




San Cipirello, scomparso da tre giorni e trovato morto

E' stato trovato morto dopo tre giorni di ricerche, impiccato a un albero nelle campagne di San Cipirello. I carabinieri hanno rivenuto il cadavere di G.D.L., il 76enne che si era allontanato da casa sua domenica scorsa per raggiungere Piana degli Albanesi, fare una passeggiata in paese e visitare gli amici del circolo ricreativo. Ma di lui si erano presto perse le tracce.
Non vedendolo rientrare i familiari hanno atteso un paio d'ore prima di fare partire un tam tam sui social, coinvolgendo i giornali e la redazione del programma Rai "Chi l'ha visto?". Poi hanno battuto palmo a palmo le campagne e i paesi vicini, muovendosi sulla scorta dell'ultima informazione in loro possesso, ovvero la cella agganciata dal suo cellulare in località Pietralunga.
A 48 ore dalla denuncia i carabinieri hanno avviato le ricerche che hanno dato esito positivo questa mattina. Purtroppo, però, per l'anziano non c'era più nulla da fare. Al termine dell'ispezione del medico legale gli investigatori, sotto il coordinamento della Procura, hanno chiesto di eseguire l'autopsia sul corpo del 76enne. Indagini in corso per chiarire cosa abbia spinto l'uomo al suicidio.

La prima ipotesi è quella del suicidio. Aperto un fascicolo in Procura

SAN CIPIRELLO, 25 aprile – Giuseppe De Luca, l’uomo del quale da qualche giorno si erano perse le tracce, è stato ritrovato senza vita nelle campagne di contrada Muffoletto. Il corpo del pensionato di 76 anni era appeso ad un albero di fico nei pressi di un’abitazione rurale. L’ipotesi più accreditata è che possa essere stato un suicidio.
Sull’episodio indagano comunque i carabinieri ed è stato aperto un fascicolo in Procura. Le tracce dell’ex autotrasportatore si erano perse tre giorni fa. A denunciare la scomparsa era stata la moglie. L’uomo era uscito dalla sua abitazione di via Roma domenica mattina intorno alle ore 10. E da allora non aveva fatto più ritorno a casa. Già domenica i carabinieri della locale stazione avevano avviate le ricerche, ancora prima che venisse formalizzata regolare denuncia di scomparsa. Ma fino a questa mattina non c’era traccia né dell’uomo né della sua auto: una Golf grigia. Da domenica il suo telefono cellulare risultava irraggiungibile. L’ultima cella a cui si è agganciato è quella del ripetitore situato su cozzo Balletto, in un’area extraurbana e come tale con un ampio raggio di copertura. A trovare il cadavere dell’uomo sono stati questa mattina i proprietari di un fondo agricolo che erano andati in campagna per festeggiare il 25 aprile.
La macabra scoperta è stata fatta dunque per caso. Ed immediatamente è stato lanciato l’allarme ai carabinieri. Il corpo è stato trovato poco distante dalla Golf grigia, che risultava regolarmente chiusa. L’auto era parcheggiata sotto degli alberi. Attorno all’auto non sono stati trovati elementi che possano far ipotizzare colluttazioni.
Sembra che alcuni confinanti del terreno avessero visto la Golf grigia nei giorni scorsi, ma che l’avrebbero scambiata per l’auto del proprietario del terreno. Che possiede elo stesso modello di auto.
L’uomo si trova desso in una cella frigo della camera mortuaria del cimitero di San Cipirello. Quando è stato trovato, il corpo era già in fase di decomposizione. Davanti al cimitero sono giunti anche alcuni familiari ed il fratello, a cui è toccato il penoso compito di riconoscere il cadavere.
(fonte e foto: vallejatonews.it)



FONTE: http://www.palermotoday.it/cronaca/morto-scomparso-san-cipirello.html



giovedì 15 marzo 2018

SAN GIUSEPPE JATO : Un palermitano, arrestato nel blitz del Trapanese, era stato processato con Giovanni Brusca e assolto.


Forniva acido ai killer di mafia" L'orrore lega passato e presente
Un palermitano, arrestato nel blitz del Trapanese, era stato processato con Giovanni Brusca e assolto.
PALERMO - A Palermo i corpi dei nemici venivano squagliati. Era una regola della vecchia mafia: azzerare la vita di un uomo, cancellarlo fisicamente. Niente sepoltura, ma un bidone di acido.
Quell'acido in cui ebbero il coraggio di sciogliere il piccolo Giuseppe Di Matteo, vittima innocente di una guerra infame. Volevano zittire il padre collaboratore di giustizia e se la presero con un bambino di 13 anni.
Ad occuparsi di reperire l'acido c'era anche un uomo il cui nome è tornato di attualità. Si tratta di Ciro Gino Ficarotta. Faceva l'elettrauto a San Giuseppe Jato e vent'anni fa rischiò una condanna per mafia. Oggi fa l'imprenditore e due giorni fa è finito in carcere per concorso esterno. Secondo la Procura di Palermo, avrebbe messo la sua impresa agricola a disposizione dei mafiosi trapanesi per la realizzazione di alcuni affari.
Nel 2000 Ficarotta è stato assolto dall'accusa di avere fatto parte della cosca di San Giuseppe Jato assieme a boss del calibro di Giovanni Brusca, Balduccio Di Maggio e Vito Vitale. Allora lo “salvarono” le dichiarazioni dei primi due che scelsero di pentirsi. Fu Brusca per primo a raccontare la storia dell'acido che “ci serviva per sciogliere i corpi... cioè dei cadaveri e... però lui (Ficarotta, ndr) non sapeva il motivo. Lui, gli abbiamo chiesto la cortesia, si è messo a disposizione, quando è arrivato da San Giuseppe Jato, gli diede il furgone con i due fustini di acido al Di Maggio, e lui non sapeva più niente". 
Di Maggio, l'uomo che tradì e fece arrestare Totò Riina, confermò che Ficarotta “come attività e favori non ne ha fatti mai. Io ho chiesto a lui alcune volte... di potere comprare l'acido e - diciamo che era acido solforico - e lui me lo aveva... me lo comprava a Palermo, che lui non sapeva quello per cui veniva utilizzato”. Al presidente del Tribunale che mandò assolto Ficarotta, Brusca spiegò che la fornitura di acido era iniziata “nell'83... quando fu l'omicidio di Riccobono, la scomparsa di Rosario Riccobono... ".
Don Saro Riccobono, padrino di Partanna Mondello, fu una della vittime eccellenti dell'avanzata dei corleonesi su Palermo. Fu strangolato nella tenuta dei fratelli Greco, la Favarella. Era il Natale del 1982. Quello che fu annunciato come un pranzo per gli auguri divenne una carneficina. Cibo e vino buoni. Riccobono si rilassò in poltrona per la pennichella. Lo presero alle spalle e lo strangolarono mentre Giuseppe Gambino u tignusu gli diceva “Saruzzu, a to' storia finisci ccà'. Uccisero Riccobono e i fedelissimi che si era portato appresso. I corpi furono dissolti nell'acido.
Probabilmente era l'acido che Ficarottafaceva avere ai boss senza sapere, però, a cosa servisse. Da due giorni il sessantaseienne palermitano è stato arrestato su richiesta del procuratore aggiunto Paolo Guido e dei sostituti Gianluca De Leo e Carlo Marzella

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