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giovedì 22 settembre 2016

Giovanni Crociata si racconta...(intervista)


‘Made in Sud’ alla conquista di Brescia, a tutto Crociata: “Calabria, Brocchi, i WhatsApp con Locatelli: sogno un gol sotto la curva”




Istruzioni per l’uso: il ragazzo è solare, spontaneo, simpatico e consapevole di vivere un sogno. Chi lo conosce aggiunge anche che ha “talento da vendere” e una carriera davanti a sé con tutti gli ingredienti per far sì che i sogni si trasformino in realtà. Controindicazioni: non ditegli che ormai, dopo tanti anni, può essere considerato milanese d’adozione. La voce potrebbe diventare d’un tratto decisamente più seria e la risposta quasi istintiva: “Sono siciliano doc! Cresciuto in un paesino di 5.000 abitanti a pochi km da Palermo, dove torno appena ho un giorno libero”. Orgoglio ‘Made in Sud’ di cui va fiero, nostalgia per un terra oggi così lontana ma sempre nel cuore.
“Per fortuna esiste FaceTime, così posso vedere le mie sorelle e i miei genitori. Vengono a trovarmi spesso, sono andati via pochi giorni fa e torneranno a breve”. Per Giovanni Crociata, centrocampista classe 1997 del Brescia, la famiglia è al primo posto: “Ho un rapporto speciale, devo tutto a loro”. Un tutto che per il momento significa settore giovanile del Milan e l’esordio, lo scorso 10 settembre in Serie B contro il Perugia, per poi partire titolare una settimana dopo contro il Pisa. Mica poco. “Ho faticato a dormire la notte prima della gara – racconta a GianlucaDiMarzio.com – entrare in quello stadio, davanti a quei tifosi che ci sostengono sempre, credimi che è stato come sognare ad occhi aperti”. A proposito di sogni: “Segnare sotto quella curva... Se ci penso mi vengono i brividi. Speriamo che accada prima o poi”.
Scommessa dal coefficiente di rischio molto vicino alla zero. Il ragazzo ci sa fare. “Il Milan mi notò quando ero ancora giovanissimo, così a 14 anni lasciai la mia terra: primo anno terribile, mi mancava casa e gli amici, poi mi sono ambientato”. Con il pallone tra i piedi, però, tutto più facile. “Sono un centrocampista tuttofare: play basso, mezz’ala, trequartista. Ecco, questa posizione forse è quella in cui mi trovo meglio ma deciderà il mister se e dove schierarmi”. Brocchi appunto, qualcosa in più di un semplice allenatore: “Mi conosce dalle giovanili del Milan, ho un rapporto bellissimo e adoro la sua idea di calcio. Mi ha detto lui di seguirlo a Brescia, sono convinto che farà una grande carriera. Parla sempre tantissimo con tutti noi, ha smesso da poco perciò capisce le esigenze dei giocatori; questo è un punto di forza”.
“Scusami un attimo…”, qualche istante di silenzio, tastiera del telefono dal suono inconfondibile.  “Abbiamo un gruppo su WhatsApp con i miei vecchi compagni ai tempi del Milan e ci sentiamo praticamente di continuo”. Tra loro anche Manuel Locatelli: “Abbiamo sempre avuto un rapporto speciale, sono contento che stia trovando spazio con Montella. Con lui e Davide dividevamo la camera in ritiro, quanti ricordi”. Davide…? “Calabria, un grande! Un amico vero, anche con lui sono praticamente in contatto costante, ci sentiamo sempre”. Chi invece osservava stupito negli allenamenti, quando veniva aggregato alla Prima squadra del Milan, era Bonaventura: “Fortissimo, sa fare tutto. Lo guardavo ammirato davvero”. Il mito di sempre però parla inglese: “Frank Lampard! Mai visto uno con quel calcio. Forte, forte, forte”. Come il desiderio di Crociata: “Giocare in Serie A, lo sogno da quando ero piccolo”. Dalla Sicilia ai grandi palcoscenici del calcio italiano, la strada è più breve di quanto si possa immaginare.

FONTE:http://gianlucadimarzio.com/

sabato 2 agosto 2014

Inchiesta tra gli adolescenti di SEXANDTEEN ...

Sesso a 14 anni, un adolescente: “Se vai male a letto ti rovinano subito via sms"

 

Inchiesta 'Sex and teens' (2 - continua) - Dopo Chiara parla il 15enne Mattia che evoca l’amore: "La mia prima volta? Vorrei fosse con una ragazza di cui sono innamorato. Non con una che mi salta addosso e mi ribalta. I preliminari non sappiamo farli e abbiamo paura: veniamo giudicati di continuo"

 

 

 

 La delusione, per Mattia, è arrivata durante una festa di Capodanno, nella casa di un amico lasciata libera dai genitori, partiti per la montagna. I preparativi per festeggiare il 2014, in zona Navigli, a Milano, promettevano bene: c’erano birre, vodka, canne, potenti casse per pompare la musica e una trentina di amici tra i 14 e i 17 anni. Erano quasi tutti compagni di scuola, in un liceo artistico. E Mattia sbirciava per vedere se c’era anche la sua ex ragazza, con cui era uscito per qualche settimana, e che l’aveva da poco lasciato con un sms. Dopo la prima puntata della nostra inchiesta sulle abitudini sessuali degli adolescenti, che si focalizzava sull’esperienza di un gruppo di studentesse di un liceo classico milanese (leggi), Il Fatto Quotidiano esplora ora un altro punto di vista. Quello di un 15enne – e dei suoi amici – che raccontano le difficoltà nel gestire relazioni basate sempre meno sui sentimenti, e lo spaesamento provocato dall’intraprendenza, talvolta aggressiva, delle ragazze.

 

 

 

 

CHI VUOLE UN POMPINO?
Passa quasi un’ora prima che Mattia incontri la sua ex. “L’ho vista ubriaca, che girava e chiedeva ad alta voce: ‘Chi vuole un pompino?’. È stata una cosa orribile, tristissima”, racconta lui. La parte peggiore però è arrivata poco dopo: “C’erano quattro ragazzi e due ragazze, tutti di 16 anni, che facevano le loro cose al piano di sopra. Toc. Toc. Toc… Il letto sbatteva contro il muro, era davvero fastidioso. Abbiamo alzato la musica al massimo per non sentire. Poi la mia ex, che ha solo 14 anni, si è aggiunta a loro. A quel punto i miei amici mi hanno portato via, ero disgustato”. Non è stato solo l’alcol, secondo Mattia, a spingere l’ex nell’orgia: “L’ha fatto solo per farsi notare, perché sapeva che c’erano i ragazzi più grandi. Me l’aspettavo, perché queste ragazze aprono le gambe come niente – dice mordendosi il labbro – ma ci sono rimasto comunque malissimo”.
LA DONNA IDEALE
Mentre racconta la sua storia, diventa chiaro che Mattia non è il tipico liceale: beve poco, non fuma, è ancora vergine e soprattutto “mi fanno schifo quelli che escono con una tipa perché ha un bel culo. Io vorrei solo che fosse dolce, possibilmente simpatica. Che le piacesse la mia stessa musica, metal soft, che condividesse i miei ideali. Poi, certo, dev’essere carina, però non è quella la priorità”. Ma guardando questo ragazzo di 15 anni, coi capelli lunghi, la giacca di pelle nera e un viso che ricorda un giovane Johnny Depp, tutto viene in mente tranne che non abbia successo con le ragazze. “Infatti loro ci provano, ma io non voglio che la mia prima volta sia con una che mi salta addosso e mi ribalta. Voglio che sia speciale, voglio essere innamorato, perché per me fare l’amore ha un significato. Altrimenti avrei già perso la verginità. E ho molti amici che la pensano come me”. Quando parla delle ragazze Mattia non vuole generalizzare: “Non sono tutte assatanate. Il problema è che più fanno cose elaborate a letto, più scalano la piramide sociale. Per questo passano la giornata a parlare di sesso mentre noi pensiamo alla musica, ai videogame e, certo, anche alle tipe, ma solo se ci interessano davvero”.
LE REGOLE DEL SUCCESSO
“Sappiamo tutti come funziona: se vuoi che le ragazze ci provino devi essere un truzzetto”. Che Mattia, sorseggiando un succo di pera (“il caffè non mi piace”) descrive così: pantaloni a vita molto bassa, coi boxer che s’intravedono. Capello corto, o testa rasata. Cappellino da rapper. Atteggiamento arrogante. “Se sei così – che poi è tutto quello che io odio – allora la tipa ce l’hai a disposizione. Ci fai quel che vuoi”. Ma anche i truzzetti, quando c’è da scegliere una fidanzata, sono perplessi: “Alla fine (e gli amici annuiscono, ndr) cerchiamo tutti una persona affidabile. Non una che cambia idea ogni settimana, che ti fa le corna, che non ha nessun autocontrollo e va a letto con altri quattro tizi. Non c’è niente di sexy in questo. Quelle come la mia ex infatti le odiamo tutti perché sono davvero eccessive”.
IL TERRORE
Avere a che fare con ragazze così aggressive è una costante fonte d’ansia. Per vari motivi: “Intanto non sappiamo bene cosa dobbiamo fare. Metti che ci andiamo a letto e va male: diventamolto imbarazzante”. Soprattutto perché, conferma Mattia, “non fai a tempo a uscire dalla stanza che lei sta già messaggiando con le sue amiche per mandare un resoconto completo di tutto quello che abbiamo appena fatto. Descrivono ogni dettaglio e poi ti danno il voto, dicono se sei stato bravo o no. È davvero una sfida avere a che fare con queste cose”. È più sicuro, spiega, sperimentare con chi conosci bene: “Se l’hai appena incontrata va a spifferare tutto, ma proprio tutto, di sicuro. Il ragazzo che non riesce, o non viene, o non è particolarmente dotato vive poi nel terrore”.

 I PRELIMINARI
La versione delle ragazze che Il Fatto Quotidiano ha incontrato è che i preliminari contano talmente poco che, anche a scuola, parlarne non ti mette al centro dell’attenzione. Mattia svela qualche dettaglio in più: “Noi a loro non facciamo niente. Sono loro ad andare ‘di bocca e di mano’. Mi pare ovvio: loro ci osservano, giudicano ogni nostra mossa e movimento. E noi, per esempio il sesso orale, non sappiamo esattamente come farlo. Quindi non ce la sentiamo. Insomma, è unrischio inutile”. Mattia spiega il sesso come se fosse uno tra i pochi ad averne colto l’importanza. Racconta l’ansia che vivono i suoi amici prima di perdere la verginità, e il panico che li accompagna dopo, preoccupati dal finire intrappolati nella casella sbagliata, quella dello “sfigato”, “imbranato”, “effeminato”, di quello che “ce l’ha piccolo” o che “non ci sa fare”. Ci tiene a chiarire che per lui la differenza tra “scopare e fare l’amore” c’è eccome. E che anche tutto quello che accompagna e precede il sesso ha, per lui, un peso.
FIORI E SOLLIEVO
Ci sono due momenti in cui Mattia alza la voce. Quando parla della sua ex (“come fai passarti quattro ragazzi uno dopo l’altro? E non intendo limonare, ma andare di bocca”) e quando racconta un episodio successo il giorno prima, a scuola. “La mia compagna di banco aveva il sorriso stampato in faccia. Le ho chiesto perché fosse così felice e mi ha detto che le è venuto il ciclo, che per fortuna non è rimasta incinta”. Ma non è il rischio di una gravidanza indesiderata a farlo innervosire: “Quello che davvero non concepisco è che si sia sverginata con un tipo, che tra l’altro ha davvero la faccia da stronzo, con cui è uscita per una settimana, che l’ha mollata per un’altra e poi è tornato da lei. E la sera stessa in cui si sono rimessi insieme lei c’è andata a letto, senza precauzioni e senza il minimo rispetto per se stessa”. E per l’8 marzo, dice Mattia, non avrebbe senso regalare le mimose alle sue amiche: “I fiori non li vogliono. Le uniche ad apprezzarli sono le prof”.

Inchiesta realizzata da : BEATRICE BORROMEO

 

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