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domenica 2 novembre 2014

Cancro al pancreas, il killer silenzioso: +13% in due anni


Cancro al pancreas, il killer silenzioso: +13% in due anni
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Dal 2012 sono state colpite da questo tumore 12.700 persone. "I sintomi spesso rimangono nascosti": per questo è fondamentale la prevenzione primaria“

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Cancro al pancreas, il killer silenzioso: +13% in due anni
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Il tumore del pancreas è un killer silenzioso e in costante crescita. In Italia nel 2014 i nuovi casi registrano incrementi del 4% sul 2013 e del 13% rispetto al 2011, per un totale di 12.700 persone colpite. 
"I sintomi rimangono a lungo nascosti" e per questo la prevenzione primaria è fondamentale per sconfiggere la neoplasia. "Ma oggi si inizia a parlarne di più" ha spiegato Stefano Cascinu, Presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). E aumenta anche la consapevolezza che si possa affrontare, anche grazie a PanCrea, campagna informativa promossa dall'Aiom, i medici di famiglia della Società Italiana di Medicina Generale (Simg) e l'Associazione Italiana Malati di Cancro (Aimac), con un tour in sette Regioni, dedicato esclusivamente al tumore del pancreas. 
STILE DI VITA - Come tutte le altre neoplasie infatti la malattia ha un grande nemico: i corretti stili di vita. "Abbiamo attraversato il Paese spiegando ai cittadini come sia possibile prevenire anche questa insidiosa forma di cancro. Le regole sono: niente fumo (causa il 30% di tutti i tumori), dieta sana ed equilibrata, consumo moderato di alcol e attività fisica regolare. E lo vediamo ogni giorno nei nostri reparti: sono aumentate l'attenzione e la conoscenza". 
I DATI - "Se, un anno fa, un italiano su due affermava l'impossibilità di prevenire queste neoplasie (e addirittura il 39% dichiarava di non averne mai sentito parlare) oggi troviamo cittadini più informati" ha spiegato Cascinu. "Anche se molto resta ancora da fare: come AIOM continueremo il progetto nel 2015, ma rivolgiamo un appello alle Istituzioni perchè sviluppino campagne analoghe in tutta la penisola".
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mercoledì 22 ottobre 2014

Policlinico, il "trasportatore" è in ferie E la chemio non arriva in reparto

Una mattina di passione per chi è in cura all'oncologico. L'addetto al trasporto delle medicine dalla farmacia al reparto è in ferie e il sostituto ha marcato visita. E quaranta pazienti sono rimasti in attesa di una soluzione fino a tarda mattinata.

PALERMO - L'ultimo paradosso di una sanità siciliana a due facce arriva dal reparto oncologico del Policlinico. Tirato a lucido dallo staff presieduto dal direttore Antonio Russo, impegnato h24 nel rilancio di una struttura più volte finita al centro di scandali e inchieste e oggi fiore all'occhiello del Polo medico universitario: nuova accettazione, servizi all'avanguardia in tema di terapia del dolore, figure professionali di ultima generazione (come il cardio-oncologo), protocolli con centri d'eccellenza come quello di Anversa. E poi le nuove sale per la chemio: poltrone supercomfort, tv al plasma per ciascun paziente, personale sempre col sorriso e altamente professionale. Un'oasi, non c'è che dire.

Peccato che la burocrazia spesso ci metta lo zampino. Succede che da lunedì sia andato in ferie il cosidetto "trasportatore". Si tratta di un dipendente che di mattina presto, a seconda delle terapie oncologiche previste dai medici ai malati di cancro, si reca in farmacia col suo carrellino a prendere le varie dosi di chemio per portarle poi al reparto di oncologia per far svolgere regolarmente la terapia. Duecento metri di percorso, più o meno.

Il dipendente non è al servizio dello staff di Russo ma dipende da un altro ufficio personale. Che gli ha regolarmente concesso le agognate ferie. Peccato, però, che il sostituto abbia pensato bene di marcare visita facendosi refertare al pronto soccorso. Ed è stato il caos. Niente chemio in reparto perchè nessuno l'ha portata, pazienti in attesa per ore e Antonio Russo su tutte le furie. Lui stesso ci ha messo la faccia chiedendo scusa, uno ad uno, ai malati di cancro in attesa da ore. Poi ha scritto una nota al direttore generale del Policlinico e per conoscenza al direttore sanitario e al responsabile risk management informandoli dell'accaduto e chiedendo "di provvedere in qualunque modo ma con la massima urgenza". Poco dopo le 11,30 di oggi la situazione, seppur con gravi ritardi, si è normalizzata e quasi tutte le 40 terapie programmate sono state portate a termine. Ma resta il punto interrogativo: domani si troverà un "trasportatore" disponibile?

mercoledì 24 settembre 2014

Creata la proteina che ferma il cancro: addio chemioterapia? „Creata la proteina che ferma il cancro: addio chemioterapia?“

Creata la proteina che ferma il cancro: addio chemioterapia?
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 Creata la proteina che ferma il cancro: addio chemioterapia?
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La scoperta di un team di ricerca dell'università di Stanford: create in laboratorio proteine "evolute" che possono fermare le metastasi. Come? In pratica, impedendo alle cellule tumorali di staccarsi dai "siti" originali
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La notizia è di quelle che potrebbero davvero cambiare il mondo. Un team di ricercatori dell'università di Stanford ha creato in laboratorio delle "proteine evolute" che potrebbero fermare la diffusione del cancro. Con questa terapia, ancora alla fase sperimentale, sono già state bloccate le metastasi del cancro al seno e alle ovaie nei topi usati come cavie. Da qui la speranza: (non tanto) presto la devastante chemioterapia potrebbe essere solo un ricordo.
Tralasciamo i termini troppo tecnici e proviamo a spiegarvi come funziona questa "scoperta". I ricercatori di Stanford hanno sviluppato una proteina che sconvolge letteralmente il processo che induce le cellule a staccarsi dai "siti" tumorali originali e iniziare il loro mortale viaggio attraverso il flusso sanguigno. Così si eviterebbe l'aggressione da parte di queste cellule in altre parti del corpo. 
"La maggior parte dei pazienti che perdono la vita, non muoiono a causa del 'cancro originale', bensì a causa di forme metastatiche della malattia", ha spiegato Jennifer Cochran, professore associato di bioingegneria dell'università. 
Un documento che descrive la ricerca è stato pubblicato on-line il 21 settembre su Nature 




Chemical Biology. CJennifer Cochran and Amato Giaccia, professori di oncologia di radiazione, condividono la "paternità" di questo studio, il cui autore principale è Mihalis Kariolis, un loro ex studente, che oggi sta facendo un dottorato nel laboratorio di Giaccia. 
"Oggi i medici cercano di rallentare o fermare le metastasi con la chemioterapia, ma questi trattamenti sono purtroppo non molto efficaci e hanno gravi effetti collaterali" hanno spiegato dal team. Da qui la necessità di fermare le metastasi "senza effetti collaterali". Come? Impedendo a due proteine, chiamate Axl e Gas6, di interagire per avviare la diffusione del cancro.
Le proteina Axl, infatti, sono come delle setole che agiscono sulla superficie delle cellule tumorali grazie ai segnali biochimici che arrivano dalle proteine Gas 6. Quando le proteine Gas6 si collegano con le Axl, alle cellule tumorali arriva il segnale ti abbandonaer il sito del tumore originale.
Per fermare questo processo, Cochran ha creato una versione "innocua" di proteina Axl che agisce come un'esca: questa si attaccherebbe alle proteine ​​Gas6 nel sangue impedendo loro di collegarsi. 
"Questa è una terapia molto promettente che sembra essere efficace e non tossica negli esperimenti preclinici," ha detto Giaccia. "Si potrebbe aprire un nuovo approccio al trattamento del cancro".  Ora "ci attendono anni di lavoro per determinare se questa terapia proteica potrà essere usata per il trattamento del cancro negli esseri umani". 
L'iter sarà lungo e complicato: si dovrà prima aumentare la produzione del decoy Axl per generare materiale puro per i test clinici. Quindi i ricercatori dovranno eseguire test su altri animali al fine di ottenere l'approvazione per condurre la sperimentazione umana. "Sono passi costosi e che richiedono finanziamenti e tempo". Ma la speranza c'è: "Questi primi, promettenti risultati suggeriscono che l'approccio di Stanford potrebbe diventare un modo non tossico per combattere il cancro metastatico".  Parola di Glenn Dranoff, professore di medicina all'Harvard Medical School e "capo-ricercatore" presso il Cancer Institute Dana-Farber.
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martedì 16 settembre 2014

Veronesi “La carne è cancerogena; vi svelo il motivo per cui non se ne parla”

La prevenzione fa più delle medicine nella lotta contro il cancro. Ne è convinto Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano.
Il primo luogo nel quale fare prevenzione, secondo Veronesi, è la tavola, perché l’alimentazione è responsabile del maggior numero di neoplasie nel mondo, superando anche il fumo.
Tutte le persone che consumano prodotti animali si espongono ad un rischio maggiore di contrarre diversi tipi di patologie. Corrono mediamente il 30% di rischio in più di contrarre vari tipi di tumori, come quello al seno, al colon, alla prostata, al pancreas, alla vescica e ai polmoni.


Un’alimentazione a base di carne porta, nel lungo periodo, ad un maggiore rischio di contrarre malattie connesse strettamente al metabolismo, disturbi cardiovascolari conseguenti al livello di colesterolo nel sangue, infarti, diabete ed obesità.
Vi riportiamo le parole del professor Umberto Veronesi (direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia): “Le riviste medico scientifiche più accreditate sono sul libro paga delle multinazionali farmaceutiche e pubblicano solo ciò che è consentito loro di pubblicare o ciò che è imposto loro dalle suddette multinazionali. Molti medici e ricercatori sono coscienti degli effetti dannosi del consumo della carne, ma hanno le mani legate. Io che sono uno scienziato di fama internazionale posso prendermi il lusso di fare queste dichiarazioni, se lo facessero loro molto probabilmente non lavorerebbero più.
L’industria alimentare e le multinazionali farmaceutiche viaggiano di pari passo, l’una ha bisogno dell’altro e queste due entità insieme generano introiti circa venti volte superiori a tutte le industrie petrolifere del globo messe insieme, potete dunque capire che gli interessi economici sono alla base di questa disinformazione. Ogni malato di cancro negli Stati Uniti fa guadagnare circa 250.000 dollari a suddette multinazionali, capirete che questa disinformazione è voluta ed è volta a farvi ammalare per poi curarvi.”

giovedì 28 agosto 2014

Artemisia: Questa erba uccide il 98% del tumore in sole 16 ore! Ma nessuno ne parla!

Artemisia Annua
I media ovviamente non potevano fare altro che NASCONDERE CON FORZA questa scoperta. Dovete sapere, infatti, che esiste un’erba il cui principio attivo, combinato con il ferro, è in grado di uccidere il tumore in sole 16 ore! Il suo nome è  “Artemisia annua”.
Ovviamente questa erba è boicottata dalle lobby perchè non costa nulla e la soluzione al problema cancro è molto rapid. Le case farmaceutiche puntano a soluzioni molto più durature e dispendiose per trarre profitto dalla salute dei pazienti, ma noi speriamo che ci aiutate a condividere questa notizia e farla giungere a chi davvero ne ha bisogno.
Come già sappiamo, il cancro è la malattia più letale esistente. Questa erba, l’ Artemisia annua, è una di quelle cure che può uccidere fino al 98% le cellule tumorali in appena 16 ore.
Vale a dire, secondo le ricerche pubblicate in “Life Science”, l’artemisinina, derivata dall’ Artemisia annua, è stata utilizzata nella medicina cinese e può uccidere il 98% di cellule del cancro del polmone in meno di 16 ore.
In realtà però l’erba in questione da sola sconfigge il 28% delle cellule cancerogene; è la sua combinazione con il ferro che porta alla totale distruzione del tumore: artemisinina + ferro =guarigione…
In passato l’artemisinina è stata utilizzata come un potente rimedio antimalarico ma ora è dimostrato che questa cura è efficace anche nella lotta contro il cancro. Questo perché quando si aggiunge del ferro alle cellule tumorali infettate, attacca selettivamente le cellule “cattive”, e lascia quelle “buone” intatte.
Gli scienziati che seguono le ricerche, condotte presso l’Università della California, hanno dichiarato: “In generale i nostri risultati mostrano che l’artemisinina ferma il fattore di trascrizione ‘E2F1′ e interviene nella distruzione delle cellule tumorali del polmone, il che significa che controlla la crescita e la riproduzione delle cellule del cancro”.
Utilizzando una varietà resistente alle radiazioni delle cellule del cancro al seno (che aveva anche una elevata propensione per l’accumulo di ferro) l’artemisinina si è dimostrata avere un tasso di uccisione del cancro del 75% dopo appena 8 ore, e uno del quasi 100% dopo appena 24 ore.

lunedì 11 agosto 2014

Ecco Come Sapere, In Anticipo, Se Rischi Il Cancro

Sapere in anticipo quali sono le reali probabilità di sviluppare un cancro al seno, alle ovaie o all’endometrio e porvi immediatamente rimedio, è molto importante.
I ricercatori del National Cancer Institute hanno pensato proprio a questo, pubblicando uno studio sulla rivista Medicine PLOS.
Ruth Pfeiffer, ricercatore di punta della divisione del Cancer Epidemiology and Genetics del National Cancer Institute, ha analizzato diverse variabili che sono in grado di dirci, con molta attendibilità, quali sono le reali possibilità di sviluppare il cancro.
Tra queste, ci sono l’indice di massa corporea, il numero di figli, l’utilizzo o meno della pillola anticoncezionale, eventuali terapie ormonali, familiarità con il cancro al seno, ovaie o endometrio, l’abuso di sigarette o alcol.
Lo studio si è basato sull’analisi di decine di migliaia di donne che si sono sottoposte alla ricerca.

IL CANCRO AL SENO

L’analisi delle variabili per sviluppare un cancro al seno è stata molto accurata. Su un gruppo di 56.638 donne che hanno partecipato allo studio, i ricercatori hanno previsto un totale di 2.930 eventuali casi di cancro al seno.
Lo studio ha anche sottolineato il fatto che la maggior parte dei tumori al seno è stata riscontrata nelle donne in menopausa.

IL CANCRO ALLE OVAIE

Anche lo studio sulle possibilità di sviluppare il cancro alle ovaie è stato condotto con enorme successo ed ha predetto 406 casi di eventuali tumori (circa l’8% in più rispetto ai 377 casi che sono stati, poi, effettivamente diagnosticati).

CANCRO ALL’ENDOMETRIO

Dalle analisi sulle variabili che avrebbero potuto provocare il cancro all’endometrio, sono emersi 640 casi, rispetto ai 532 casi che si sono realmente realizzati.
Tuttavia, il team di ricerca ha osservato che il tumore all’endometrio è la quarta forma di cancro più comune nelle donne.

LE VARIABILI FUMO E PILLOLA

E’ stato riscontrato che le donne con BMI (indice di massa corporea) più bassi avevano meno possibilità di sviluppare il cancro rispetto alle fumatrici incallite.
Anche le donne che sono solite assumere la pillola anticoncezionale tendono a sviluppare un maggiore rischio di cancro rispetto alle donne che non la prendono.
Altri elementi interessanti riguardano le gravidanze: è stato scoperto, infatti, che le donne che hanno avuto tre o quattrobambini tendevano ad avere un minor rischio di sviluppare il cancro rispetto alle madri di un solo bimbo.
Tutte le donne che sono state impiegate ai fini dello studio erano di etnia bianca, di un’età di 50 anni e nessuna di loro aveva mai avuto mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 (noti perchè aumentano il rischio di tumore al seno o alle ovaie).
Questo studio, in realtà, potrebbe aiutare fortemente le donne a prendere decisioni davvero importanti e precauzioni circa la loro salute.
Ad esempio, una donna con un alto rischio di cancro al seno potrebbe prendere in considerazione di assumere il tamoxifene per ridurre questa eventualità. Ma prima di procedere, dovrebbe conoscere le possibilità di rischio di sviluppare il cancro all’endometrio in quanto il farmaco in questione aumenta il rischio di questo tipo di cancro.
In un saggio che ha accompagnato lo studio pubblicato su PLoS Medicine, due esperti hanno elogiato gli aspetti altamente positivi della diagnosi preventiva di cancro.
“Quello che vogliamo“, hanno dichiarato gli esperti, “è riuscire a prendere decisioni migliori, portando a risultati migliori per i nostri pazienti“.
Ovviamente il processo di diagnosi preventiva è ancora agli inizi e necessità di miglioramenti, verifiche ed approfondimenti.

giovedì 24 luglio 2014

La Pillola Anticoncezionale Contro Diversi Tipi Di Cancro

Gli studi dimostrano che prendere la pillola anticoncezionale dopo i 40 anni, può ridurre della metà il rischio di contrarre malattie come il cancro delle ovaie. E non solo, la pillola può anche aiutarti a combattere il cancro al colon, dell’utero, e del seno.
In generale, non c’è un limite d’età per prendere la pillola, dato che può asservire a molte ragioni e non solo a prevenire una gravidanza. Dai un’occhiata ai benefici della pillola anticoncezionale elencati qui sotto, e parla al tuo dottore della possibilità di prenderla per migliorare la tua qualità di vita, per aiutarti a prevenire diversi tipi di cancro, ed usarla così in quanto metodo potente di prevenzione.

Queste sono le 10 ragioni per cui dovresti prendere la pillola anticoncezionale:

10. Ciclo regolare o inesistente

I contraccettivi orali mettono a riposo le tue ovaie, impendendo loro di secernere ormoni. Sarà la pillola infatti ad occuparsi di farlo, portando così il tuo corpo a regolarizzare il tuo ciclo mestruale e i livelli di ormoni che conseguentemente se ne occupano. Normalmente, se la pillola viene presa in un ciclo soltanto, il ciclo mestruale cade ogni 28 giorni; se la pillola viene presa invece in maniera costante, il ciclo potrebbe persino saltare, o capitare 3-4 volte l’anno.

9. Ciclo più leggero

Generalmente, le donne sotto contraccezione ormonale presentano flussi molto più leggeri di quelli che avrebbero normalmente, e di coloro dunque che non assumono la pillola. Per più tempo una donna prende la pillola, più il flusso si andrà ad alleggerire. Ciò è legato all’attività dei due ormoni che si occupano del funzionamento dell’apparato femminile: gli estrogeni ed il progesterone. Gli estrogeni si occupano della naturale crescita dell’endometrio, il rivestimento dell’utero, il progesterone invece, porta all’assottigliamento dell’endometrio. Durante il ciclo naturale e prima dell’ovulazione, i livelli di estrogeni aumentano, proprio per favorire la crescita dell’endometrio e prepararlo all’impianto del probabile ovulo, rendendo così l’utero ospitale per una probabile gravidanza. Dopo l’ovulazione, sono i livelli di progesterone ad alzarsi, per stabilizzare la crescita dell’endometrio. Dopodiché, se gli ovuli non sono stati fertilizzati, giusto appena prima del ciclo mestruale, i livelli dei due ormoni iniziano a calare, causando il sanguinamento, e quindi lo sfaldamento dell’endometrio, che non serve più. E così via per ogni mese. Con la pillola, i livelli di ormoni sono costanti, consistenti, il che porta l’endometrio a rimanere perennemente in stato di assottigliamento. Quando gli ormoni smettono di secernere, durante la settimana di sospensione arriva un ciclo mestruale leggero. La pillola è in grado di prevenire una gravidanza, anche e soprattutto perché durante l’assunzione della pillola, l’ovulazione non avviene.

8. Meno dolori e crampi

I crampi durante il ciclo mestruale sono causati dalle contrazioni dell’utero, necessarie ad espellere il sangue ed i coaguli che si formano in esso. Dal momento che quando prendi la pillola il flusso è più leggero, avrai molti meno crampi.

7. Meno sintomi da sindrome premestruale

Molta della sindrome premestruale è data dalle fluttuazioni dei livelli di ormoni che sono naturali in caso di ciclo senza pillola contraccettiva. Dal momento che i livelli di ormoni sono stabili e costanti sotto contraccezione orale, molti di questi sintomi saranno più leggeri o del tutto assenti.

6. Trattamento dei sintomi da premenopausa

I livelli di estrogeni prodotti dalle ovaie, spesso arrivano ad abbassarsi nelle donne sulla quarantina; nonostante abbiano ancora il ciclo: è la premenopausa. La premenopausa si manifesta qualche anno prima della menopausa; la fluttuazione degli ormoni potrebbe capitare e capita, generalmente, tra i 2 e i 10 anni prima che una donna smetta di avere le mestruazioni. Il che può portare a sintomi da menopausa come caldane, secchezza vaginale eccetera; spesso anche il flusso ed il ciclo arrivano a cambiare: si fa più abbondante, ma più irregolare. Le donne che non fumano o che non abbiano una storia di trombosi venose ed altre controindicazioni legate all’assunzione della pillola, potrebbero assumere la pillola, in quanto essa si è rivelata utile anche per controllare e regolare i sintomi da sindrome premestruale.

5. Miglioramento dell’acne

Gli ormoni contenuti nella pillola anticoncezionale possono anche migliorare lo stato dell’acne, sia in donne giovani che più in avanti con l’età.

4. Nessun rischio in più di contrarre il cancro al seno

Molte donne sono preoccupate che la pillola possa portare il cancro al seno. Ma per le donne che si trovano in fase di pre-menopausa, e che quindi avrebbero già, naturalmente, estrogeni e progesterone nel loro organismo, la pillola anticoncezionale non aumenta il rischio di contrarre il cancro al seno. Per le donne in post-menopausa, un uso-abuso di ormoni per lungo tempo, specialmente una combinazione di estrogeni e progesterone, potrebbe aumentare di gran lunga il rischio di contrarre il cancro al seno, anche se non aumenterebbero le possibilità di morire, per cancro al seno.

3. Minor rischio di contrarre il cancro del colon

Nonostante la scienza medica ancora non sappia come funzioni, la pillola anticoncezionale è riuscita, in diversi studi epidemiologici, a dimostrare di essere in grado di ridurre di ben il 20%, il rischio di formazione di un cancro del colon. Ciò potrebbe essere dovuto all’effetto inibitore che ha il progesterone sulle cellule che costituiscono il rivestimento del colon – simile a quello esercitato sulle cellule uterine.

2. Minor rischio di contrarre un cancro endometriale

Il cancro dell’endometrio, o cancro del rivestimento interno dell’utero, è il cancro ginecologico più diffuso negli Stati Uniti. È causato da un elevato livello di estrogeni, i quali, stimolando eccessivamente la crescita delle cellule dell’endometrio, causano il cancro. Di fatto, l’obesità è il fattore di rischio principe che porta allo sviluppo del cancro dell’endometrio. Il grasso, che è costituito da colesterolo, viene trasformato in estrogeni; e se più grasso vuole dire più estrogeni, vorrà dire anche più alto rischio di tumore.
Donne che siano 20 chili o più in sovrappeso, aumentano naturalmente il loro rischio di contrarre il cancro dell’endometrio, di almeno 10 volte in più rispetto a donne normopeso. La pillola può agire da contraltare agli estrogeni, in quanto particolarmente forte in progestinici; assottigliando l’endometrio, la pillola è in grado di ridurre della metà, il rischio di farti contrarre il tumore dell’utero.

1. Riduce della metà il rischio di contrarre il cancro delle ovaie

Il cancro delle ovaie è il tipo di tumore ginecologico più aggressivo, pericoloso e mortale; più della metà delle donne che lo contraggono, muoiono. Non abbiamo un vero test per lo screening del cancro delle ovaie, né metodi in grado di rilevarlo in tempo. Il cancro delle ovaie inizia comunemente dalle cellule che ricoprono la superficie delle ovaie stesso; ogni mese, durante il periodo dell’ovulazione, la superficie delle ovaie si spacca e si sfalda, e le cellule rimaste sotto devono ripararne il danno, tramite moltiplicazione e duplicazione. Più volte una cellula si moltiplica e si divide, più sarà frequente e probabile un errore nel DNA che possa portare ad una crescita anormale delle cellule, e quindi al cancro. La pillola anticoncezionale blocca l’ovulazione e dunque quel meccanismo di danneggiamento-riparazione delle ovaie, abbassando così il tasso di divisione cellulare che potrebbe portare al cancro. Inoltre, pare che i livelli di progesterone contenuti nella pillola, siano in grado di tenere sotto controllo la crescita delle cellule, e quindi di proteggere così dal cancro.

sabato 12 luglio 2014

Il cancro al colon ti fa paura? Ecco come scovarlo in tempo!

cancro al colonOggigiorno ci si ammala di cancro al colon sempre di più.
Purtroppo molto spesso ci si accorge di essere malati quando ormai la massa tumorale è ampia e difficile da trattare. Altre volte è veramente troppo tardi vista la presenza di metastasi in vari organi.
Dopo il cancro al seno e quello ai polmoni è la causa più preoccupante di morte per neoplasie.

E' veramente molto importante fare prevenzione e sottoporsi a dei controlli di routine fatti sempre più frequentemente mano a mano che ci si avvicina alla terza età.

Quali sono i sintomi del cancro al colon?
Non sempre i sintomi del cancro al colon si manifestano in maniera lampante.
Spesso e volentieri si confondono con altri problemucci. Un esempio su tutti è quello del sangue nelle feci che può esser dettato da emorroidi (a proposito leggi questa guida!) o polipi.
Altri sintomi potrebbero essere l'improvvisa comparsa di costipazione o di diarrea; la presenza di feci più sottili del solito; la sensazione di non aver evacuato del tutto dopo essersi alzati dal water.
 
Particolare attenzione la devono prestare coloro che sarebbero predisposti geneticamente.
Se avete già avuto in casa famigliari che hanno sofferto di polipi o cancro al colon o di colite ulcerosa, non rimandate le visite dal medico.

Il controllo iniziale al quale sottoporsi è un SOF, esame del sangue occulto nelle feci.
Si chiama occulto perchè evidenzia eventuali tracce di sangue invisibili ad occhio umano.
Poi, nel caso di riscontro positivo al sof, sarebbe auspicabile sottoporsi ad una colonscopia, perchè possa fare chiarezza sulla presenza di quel sangue nelle feci.

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