Riina Salvatore,meglio conosciuto come Totò u curto, ha chiesto e ottenuto di essere intervistato dal giornalista Michele Raimondi,per discutere e fronteggiare il problema dell'Isis. -“L’Isis è una struttura di criminalità organizzata, una di quelle destinate ad avere un fine. Le mafie italiane, invece, come ''Cosanostra'' ,sono destinate a durare con queste regole, perché vivono del consenso popolare e non sono quindi un corpo estraneo alla società”. Io personalmente,non condivido il fatto che questa società organizzata,ISIS,deve mettere timore al nostro stato,per questo sono pronto a scagliarmi contro di essi,e con me tutte le mie truppe.Dal carcere è difficile comadare,si dice che nessuo c'è mai riuscito,ma Totò Riina è Totò Riina,fatemi uscire e caccierò via questa gentaglia dal nostro territorio.Ci tengo a pecisare che la mafia e l'unico timore per l'isis.-queste le parole dichiarate da Totò Riina nell'intervista fatta ieri pomeriggio. Riina ha poi aggiunto che il rischio peggiore corre in Sicilia,vista la falicità che hanno i naufraghi ad entrare nell'isola.Lampedusa è una via libera per loro.
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lunedì 19 gennaio 2015
venerdì 21 novembre 2014
BLITZ... 23 ARRESTI E SEQUESTRI PER 50 MILIONI DI EURO
CATANIA – Si chiama Caronte la retata dei Ros che ha portato in cella 23 persone e al sequestro un tesoro di 50 milioni. Il nome del trasportatore dantesco serve ad evidenziare come le radici di Cosa nostra catanese si erano radicati soprattutto nel settore della logistica marittima. E non solo: anche distribuzione delle carni ed edilizia.
Le indagini del Ros scattano una fotografia drammatica: se le accuse saranno confermate vuol dire che le mani della famiglia Santapaola Ercolano hanno controllato per anni i mercati dei trasporti, e questo gli ha permesso di accumulare ricchezze illecite di enorme valore. Patrimoni creati a Catania, Palermo, Messina ma anche a Napoli, Mantova e Torino.
E’ stata analizzata l’evoluzione della “famiglia” anche dopo le inchieste Dionisio, Nemesi, Iblis ed Efesto. Un contesto che abbraccia anche lo storico assestamento del 2009, quando ci si stava preparando alla guerra con i Carateddi, poi sventata dal blitz Revenge. La retata ha colpito il potere finanziario della cosca, assicurando alla giustizia anche familiari e prestanome. Ancora una volta – secondo la Procura – i Santapaola Ercolano hanno “una forte vocazione imprenditoriale” e sono riusciti con la collusione di colletti bianchi e politici ha “infiltrarsi” nei settori cruciali dell’economia siciliana.
Vincenzo Ercolano era lo “stratega” nel settore del trasporto. A supportarlo sarebbero stati gli imprenditori affiliati Francesco Caruso e Giuseppe Scuto, che secondo i Ros “hanno svolto un ruolo centrale”.
Caruso, prima schierato nelle file degli imprenditori legati ai Riela almeno a partire dagli anni ‘90, sarebbe poi transitato con la famiglia Santapaola Ercolano. La data cristallizzata dai Ros del “passaggio” è il 2004. Gli investigatori citano un particolare episodio in cui è coinvolto l’imprenditore; nel 2006 Caruso era alla guida della sua moto con Giuseppe Scuto quando è stato colpito da due proiettili esplosi da una calibro 38 da un sicario che era in sella da una moto con un complite. L’imprenditore, oggi arrestato, riportò ferite lievi. Caruso e Scuto “intrattenevano , con disinvoltura – scrivono gli inquirenti – rapporti con mafiosi e politici, tra cui Cristaudo e Lombardo (entrambi coinvolti e condannati in primo grado per l’inchiesta Iblis)”. Addirittura i due arrivano a costituire un partito, il PNA, che serviva a preservare i propri interessi. Caruso era il segretario politico e Scuto il presidente. Nelle elezioni europee del 2009, attraverso Cristaudo, il PNA si metteva a totale disposizione – secondo gli investigatori – dell’allora presidente della Regione, Raffaele Lombardo. In quella campagna elettorale furono utilizzati proprio i camion aderenti al PNA. Caruso per il pagamento dovette ricorrere ad un decreto ingiuntivo nei confronti dell’Mpa di oltre 170 mila euro.
Caruso sarebbe anche stato l’intestatario fittizio dei Servizi Autostrade del Mare. Qui averbbe avuto occulti interessi – secondo il Ros – Vincenzo Ercolano, Enzo e Alfio Aiello. Era stata stipulata con la società Amadeus Spa riconducibele a Amedeo Matacena un contratto di affitto di tre navi, per un costo complessivo di 120 mila euro al mese, per i collegamenti dalla Sicilia alla Calabria. Il traghettamento funzionò per 90 giorni con ottimi risultati tra il 2005 e il 2006, ma per alcune ragioni estranee all’indagine, l’operazione si interruppe con consistenti danni per la Servizio Autostrade del Mare. Nei trasporti marittimi, grazie alle “interlocuzioni” con Lombardo e Cristaudo sarebbero riusciti ad ottenere anche limitazioni al maggiore concorrente, l’armatore Grimaldi dall’autorità portuale di Catania.
Resta il trasporto, dunque, il “regno” incontrastato dei Santapaola Ercolano. E qui la mente criminale sarebbe Vincenzo Ercolano, titolare al pari di suo padre Giuseppe, di imprese di notevole dimensioni. Per accrescere i propri affari “avrebbe utilizzato la forza intimidatrice” del suo cognome. Un potere creato – secondo gli investigatori – attraverso alleanze eccellenti della criminalità organizzata anche palermitana, e con imprenditori “presumibilmente collegati” alla mafia agrigentina. Giovanni Pistoia, della famiglia Belmonte Mazzagna, uomo di fiducia di Bernardo Provenzano, e Pietro Virga, di cui Ercolano sarebbe socio occulto,. Questo solo per fare alcuni nomi.
Cosa nostra sarebbe riuscita attraverso la creazione di consorzi ad incentrare il controllo anche per percepire il cosiddetto ecobonus. I due imprenditori affiliati non si sarebbero lasciata sfuggire questa occasione di guadagno ed avrebbero anche contattato amministratori e politici per accelerare le pratiche.
Il controllo delle vendite della carne sarebbe avvenuto, invece, tramite accordi e l’intestazione fittizia di alcune società all’imprenditore calabrese Giovanni Malavenda. Diretto il coinvolgimento di Vincenzo Aiello, il referente provinciale della cosca, e anche del fratello Alfio. I “picciotti” di Aiello avrebbero continuato ad operare anche dopo l’arresto del loro capo “intessendo rapporti con altri esponenti nell’organizzazione e impegnandosi anche in attività di estorsione e di controllo nella vendita di carne nella grande distribuzione”. Gli interessi dell’organizzazione criminale sarebbero stati garantiti da Carmelo Motta gestore delle macellerie negli hard discount Fortè e Malavendo per gli Eurospin Sicilia.
Mani anche sull’edilizia: qui avrebbero operato Michele e Francesco Guardo. Ai due sono stati sequestrate delle aziende e quote di partecipazione in società che realizzano unità abitative in regime agevolato di convenzione edilizia.
Il patrimonio sequestrato, stimato in 50 milioni di euro, comprende 31 imprese e beni strumentali, tra cui abitazioni, ville, capannoni, 2 cave e mezzi d’opera, 7 immobili e 4 auto.
Le indagini del Ros scattano una fotografia drammatica: se le accuse saranno confermate vuol dire che le mani della famiglia Santapaola Ercolano hanno controllato per anni i mercati dei trasporti, e questo gli ha permesso di accumulare ricchezze illecite di enorme valore. Patrimoni creati a Catania, Palermo, Messina ma anche a Napoli, Mantova e Torino.
E’ stata analizzata l’evoluzione della “famiglia” anche dopo le inchieste Dionisio, Nemesi, Iblis ed Efesto. Un contesto che abbraccia anche lo storico assestamento del 2009, quando ci si stava preparando alla guerra con i Carateddi, poi sventata dal blitz Revenge. La retata ha colpito il potere finanziario della cosca, assicurando alla giustizia anche familiari e prestanome. Ancora una volta – secondo la Procura – i Santapaola Ercolano hanno “una forte vocazione imprenditoriale” e sono riusciti con la collusione di colletti bianchi e politici ha “infiltrarsi” nei settori cruciali dell’economia siciliana.
Vincenzo Ercolano era lo “stratega” nel settore del trasporto. A supportarlo sarebbero stati gli imprenditori affiliati Francesco Caruso e Giuseppe Scuto, che secondo i Ros “hanno svolto un ruolo centrale”.
Caruso, prima schierato nelle file degli imprenditori legati ai Riela almeno a partire dagli anni ‘90, sarebbe poi transitato con la famiglia Santapaola Ercolano. La data cristallizzata dai Ros del “passaggio” è il 2004. Gli investigatori citano un particolare episodio in cui è coinvolto l’imprenditore; nel 2006 Caruso era alla guida della sua moto con Giuseppe Scuto quando è stato colpito da due proiettili esplosi da una calibro 38 da un sicario che era in sella da una moto con un complite. L’imprenditore, oggi arrestato, riportò ferite lievi. Caruso e Scuto “intrattenevano , con disinvoltura – scrivono gli inquirenti – rapporti con mafiosi e politici, tra cui Cristaudo e Lombardo (entrambi coinvolti e condannati in primo grado per l’inchiesta Iblis)”. Addirittura i due arrivano a costituire un partito, il PNA, che serviva a preservare i propri interessi. Caruso era il segretario politico e Scuto il presidente. Nelle elezioni europee del 2009, attraverso Cristaudo, il PNA si metteva a totale disposizione – secondo gli investigatori – dell’allora presidente della Regione, Raffaele Lombardo. In quella campagna elettorale furono utilizzati proprio i camion aderenti al PNA. Caruso per il pagamento dovette ricorrere ad un decreto ingiuntivo nei confronti dell’Mpa di oltre 170 mila euro.
Caruso sarebbe anche stato l’intestatario fittizio dei Servizi Autostrade del Mare. Qui averbbe avuto occulti interessi – secondo il Ros – Vincenzo Ercolano, Enzo e Alfio Aiello. Era stata stipulata con la società Amadeus Spa riconducibele a Amedeo Matacena un contratto di affitto di tre navi, per un costo complessivo di 120 mila euro al mese, per i collegamenti dalla Sicilia alla Calabria. Il traghettamento funzionò per 90 giorni con ottimi risultati tra il 2005 e il 2006, ma per alcune ragioni estranee all’indagine, l’operazione si interruppe con consistenti danni per la Servizio Autostrade del Mare. Nei trasporti marittimi, grazie alle “interlocuzioni” con Lombardo e Cristaudo sarebbero riusciti ad ottenere anche limitazioni al maggiore concorrente, l’armatore Grimaldi dall’autorità portuale di Catania.
Resta il trasporto, dunque, il “regno” incontrastato dei Santapaola Ercolano. E qui la mente criminale sarebbe Vincenzo Ercolano, titolare al pari di suo padre Giuseppe, di imprese di notevole dimensioni. Per accrescere i propri affari “avrebbe utilizzato la forza intimidatrice” del suo cognome. Un potere creato – secondo gli investigatori – attraverso alleanze eccellenti della criminalità organizzata anche palermitana, e con imprenditori “presumibilmente collegati” alla mafia agrigentina. Giovanni Pistoia, della famiglia Belmonte Mazzagna, uomo di fiducia di Bernardo Provenzano, e Pietro Virga, di cui Ercolano sarebbe socio occulto,. Questo solo per fare alcuni nomi.
Cosa nostra sarebbe riuscita attraverso la creazione di consorzi ad incentrare il controllo anche per percepire il cosiddetto ecobonus. I due imprenditori affiliati non si sarebbero lasciata sfuggire questa occasione di guadagno ed avrebbero anche contattato amministratori e politici per accelerare le pratiche.
Il controllo delle vendite della carne sarebbe avvenuto, invece, tramite accordi e l’intestazione fittizia di alcune società all’imprenditore calabrese Giovanni Malavenda. Diretto il coinvolgimento di Vincenzo Aiello, il referente provinciale della cosca, e anche del fratello Alfio. I “picciotti” di Aiello avrebbero continuato ad operare anche dopo l’arresto del loro capo “intessendo rapporti con altri esponenti nell’organizzazione e impegnandosi anche in attività di estorsione e di controllo nella vendita di carne nella grande distribuzione”. Gli interessi dell’organizzazione criminale sarebbero stati garantiti da Carmelo Motta gestore delle macellerie negli hard discount Fortè e Malavendo per gli Eurospin Sicilia.
Mani anche sull’edilizia: qui avrebbero operato Michele e Francesco Guardo. Ai due sono stati sequestrate delle aziende e quote di partecipazione in società che realizzano unità abitative in regime agevolato di convenzione edilizia.
Il patrimonio sequestrato, stimato in 50 milioni di euro, comprende 31 imprese e beni strumentali, tra cui abitazioni, ville, capannoni, 2 cave e mezzi d’opera, 7 immobili e 4 auto.
venerdì 14 novembre 2014
17 cose che fanno arrabbiare un siciliano a tavola
Dopo aver esplorato i meandri dei fastidi romaneschi e napoletani a tavola, mi sono reso conto, in quanto siciliano, di condividere alcune fissazioni partenopee, come ad esempio l’obbligo di presenza per il pane sulla tavola. I siculi come se la passano nel gestire la rabbia a tavola? Ecco 17 cose da non fare mai per non irritare un isolano quando lo invitate a cena.
- 1La parmigiana senza melanzane fritte. Tutta colpa delle mode salutiste che hanno convinto molti ad abbandonare la padella. Anche sull’Isola qualcuno prova a rifilare piatti della tradizione in chiave light. La parmigiana di melanzane grigliate è lo scempio più eclatante. Ti siedi a tavola convinto di imboccare fettine trasudanti unto e invece ti aspettano melanzane rinsecchite e, diciamolo, un po’ insapori. Per smaltire la rabbia farai due passi in spiaggia.FacebookTwitterGooglePinterest
- 2Le posate incrociate. Strana la Sicilia: buona parte della gente accetta malvolentieri di rimanere imbottigliato nel traffico per colpa di un minchione (che non è una parolaccia) ma se vede le forchette incrociate, invoca la bontà dei Santi e degli Angeli e ti invita subito a scomporre la croce. Tu, sconvolto, chiedi il perché non si fa. Ti viene risposto che non si fa e basta! (il tono è severo).
- 3Mangiare velocemente. Se c’è un popolo che più di altri ha capito cosa significhi stare a tavola, scusate, ma è la Sicilia. Le pause pranzo dei dipendenti durano più del previsto perché mangiare in 20 minuti può suonare di cattivo gusto, oltre che uno sgarbo per chi mangia con noi. Il pasto non va consumato ma discusso, goduto e, alla fine, ricordato. Piuttosto non andare dal parrucchiere o rinuncia all’aperitivo con gli amici ma, per il tuo bene, trova il tempo di mangiare con il giusto ritmo.
- 4Non finire di mangiare. Primo: al siciliano non piace lo spreco di cibo. Secondo: lasciare nel piatto 100 g di pasta dei 350 g che ti ha servito, potrebbe causarti un calo di zuccheri poco dopo. E nessuno vuole che tu stia male.
- 5Non accettare il bis. Questo fa tanto immaginario collettivo ma se sei ospite e non accetti il bis di almeno una portata, tutti penseranno che qualcosa nel pasto è andato storto e ci rimarranno male. Se ci pensi bene è un atteggiamento paragonabile a quello degli allevatori di oche per il foie gras: la differenza è che qui non si usa l’imbuto per farti mangiare ma la violenza psicologica.
- 6Non poter fronteggiare le emergenze. Lungimiranza è la parola chiave che ogni famiglia sicula ricorda ogni qualvolta fa la spesa. Non si acquista pensando alla sopravvivenza della famiglia ma a quello che potrebbe accadere lì intorno. Un giorno all’ora di pranzo un pullman pieno di gente si guasta davanti casa tua: ti sentirai in dovere di nutrire tutti quanti e, semmai non dovessi avere abbastanza cibo, la rabbia ti costerà una settimana di gastrite.
- 7Dire (anche solo per scherzo) che al nord, invece… Durante un pasto in Sicilia affermi di aver mangiato della buonissima polenta con funghi porcini, una fantastica focaccia di Recco o bevuto un vino veneto eccellente. La reazione sarà una sola da parte di tutti: grasse risate. Pensano che tu stia scherzando e, quando capiscono che dici sul serio, inizieranno a sfotterti senza sosta. Perché il siciliano si arrabbia molto se gli dici che esistono cose buone superato lo Stretto di Messina. Il discorso si chiuderà con un: ma che vuoi mettere la pasta alla norma con il risotto alla milanese? Finiscila và! Rassegnati: è una battaglia persa.
- 8Se cade l’olio. Tornando alle superstizioni, l’olio in terra è la sciagura peggiore per le cucine della Sicilia. Una volta versato, tutti si sbracciano e lamentano intorno alla chiazza. In realtà tutti pensano a quanto era buono quell’olio acquistato a caro prezzo da un vicino di casa che produce pochi litri l’anno.
- 9Se il dolce non è buono. In questa terra il dolce non è una portata ma una filosofia di vita: non sbagliare mai la scelta. Una volta acquistai un dolce in nuova pasticceria mai provata, lo portai a casa per un pranzo con i parenti e non era affatto buono. Me lo rinfacciano tutte le volte che ci vediamo.
- 10Non mangio la ricotta dolce. Potete immaginare quanto la ricotta sia un pilastro della pasticceria siciliana: cassate, cannoli, impasti fritti e ripieni di questa crema. Se sei venuto al mondo in Sicilia e non ti piace la ricotta, poi non lamentarti se i tuoi genitori ti abbanonano dietro la porta di un convento.
- 11Se scoprono che sei vegano. I siciliani sono persone aperte ma proprio non riescono a mandare giù 2 cose: le spiagge private e la presenza di un vegano a tavola. Poi sei libero di fare come vuoi, eh.
- 12Se metti a tavola frutta del supermercato. Capita di vederli arrabbiarsi perché hai acquistato i limoni al supermercato quando basta fare due passi fuori porta per raccoglierli buoni e gratis. La frutta la si compra solo dopo aver appurato che nessuno dei vicini, amici o parenti, abbia una cesta da regalarci.
- 13Gli arancini fatti male. Può succedere di aver passato una giornata pesante e niente può tirare su il morale del siciliano come un arancino. Lo compri, è caldo. Lo addenti ed è insapore. Finisce che lo tiri contro la vetrina del negozio e te ne vai, piangendo.
- 14Gli arancini chiamati male. Un’isola divisa dal riso. Sì, perché tutti si arrabbiano se gli arancini vengono chiamati male: a occidente, tipo Palermo, li chiamano arancine e si arrabbiano molto quando sentono arancini. Il contrario succede a Oriente, Messina e Catania: qui esistono solo arancini. Fate attenzione quindi, comprate una cartina geografica, segnate una linea divisoria e regolatevi prima di comprarli.
- 15Non chiamatelo pangrattato. Uno degli ingredienti fondamentali della cucina siciliana, povero ma capace di dare corpo a migliaia di ricette. Solo che si sa, qui la lingua italiana ha delle inflessioni sue, spesso non corrette ma sue. Non chiamatelo pangrattato: èmollìca o, se volete fare i tosti, muddìca. Se viene tostato è detto muddìca calìata.
- 16Legumi la domenica. Retaggi culturali persistenti vogliono che di domenica si serva un piatto ricco. I legumi ricodano la povertà dei tempi andati e a nessuno frega niente se al Nord i legumi ora sono di moda perché genuini. Si mangeranno durante la settimana ma non la domenica che esige pasta al forno e il secondo di carne.
- 17L’ospite ineducato. Contraddittori fino al midollo: invitiamo gente a cena racomandandogli di non portare assolutamente nulla, tanto ci pensiamo noi anche al dessert. Ma se malauguratamente l’ospite arriva a mani vuote, noi non la prendiamo benissimo. Del resto si sa che per noi è bello incontrare le persone, ci piace. Ancora di più se queste hanno del cibo da offrirci come segno di stima e voglia di condividere.
giovedì 25 settembre 2014
Sicilia: Scossa di terremoto... Panico tra i cittadini
ACIREALE - Panico e paura oggi pomeriggio nell'acese. Una scossa di terremoto di magnitudo 3.3 è stata registrata dai sismografi dell'Ingv alle 18.33. L'epicentro è stato identificato a sud di Fleri, frazione di Zafferana Etnea. Vista anche la poca profondità, solo un chilometro e novecento metri, la scossa è stata avvertita da molti residenti della zona interessata dall'evento.
Il terremoto ha spaventato i cittadini di Acireale. Molte le persone che per paura sono scese in strada: non sono mancate le scene di panico tra le vie della città dei cento campanili.
E come è ormai consuetudine le proprie paure sono state affidate ai social. Sulla pagina di FanCityAcireale, quasi un fenomeno virale tra i cittadini acesi, sono stati molti i commenti. "Io questa notte a casa con ci dormo, mi monto la tenda in giardino" promette qualcuno. E poi non mancano le descrizioni. "Un colpo secco, - scrive una ragazza - c'è stato un movimento sussultorio". "Al settimo piano si è ballato" - commenta un signore.
E le segnalazioni arrivano anche da Aci Sant'Antonio, Aci Catena e da Viagrande.
Il sisma non ha provocato, almeno dalle informazioni che giungono al momento dagli enti preposti, nessun danno a persone o cose.
Il terremoto ha spaventato i cittadini di Acireale. Molte le persone che per paura sono scese in strada: non sono mancate le scene di panico tra le vie della città dei cento campanili.
E come è ormai consuetudine le proprie paure sono state affidate ai social. Sulla pagina di FanCityAcireale, quasi un fenomeno virale tra i cittadini acesi, sono stati molti i commenti. "Io questa notte a casa con ci dormo, mi monto la tenda in giardino" promette qualcuno. E poi non mancano le descrizioni. "Un colpo secco, - scrive una ragazza - c'è stato un movimento sussultorio". "Al settimo piano si è ballato" - commenta un signore.
Il sisma non ha provocato, almeno dalle informazioni che giungono al momento dagli enti preposti, nessun danno a persone o cose.
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