Lʼuomo al centro dello scandalo sullʼutilizzo illecito di dati avrebbe avuto una stretta collaborazione con il colosso di Zuckerberg. Dal social tentano di ridimensionare la cosa, ma i numeri mostrano altro.
Studio che Kogan - il quale allora si firmava Aleksandr Spectre, dal cognome di sua moglie - firmò fra gli altri con due ricercatori della stessa Facebook. Non solo: nel comunicato stampa di presentazione Cambridge annunciava il lavoro come un "primo frutto della collaborazione di ricerca fra il laboratorio di Spectre e Facebook".
Christine Chen, portavoce dell'azienda di Zuckerberg, ha tentato di ridimensionare la cosa. Interpellata dal Guardian, ha sottolineato che che quei dati erano "letteralmente numeri", senza "informazioni personali identificabili". Ma per Jonathan Albright, research director del Tow Center for Digital Journalism, "non è comune che Facebook condivida una simile mole di dati": dunque si tratta del segno d'uno stretto rapporto di "partnership di fiducia con Aleksandr Kogan/Spectre".


